Il volto umanistico della Semeiotica Biofisica Quantistica

Ha riscosso notevole apprezzamento tra i partecipanti al recente convegno SISBQ (tenutosi lo scorso maggio 2015 a Porretta Terme) il contributo del filosofo Professor Luca Obertello, dal titolo “L’io ed il mondo”, letto egregiamente dalla Professoressa Marina Neri Stagnaro.

Si tratta di una relazione, riportata integralmente qui sotto, che mette in evidenza il volto umanistico della Semeiotica Biofisica Quantistica, le sue notevoli potenzialità  e l’impatto profondo che questa multi-disciplina può avere a tutti i livelli delle scienze naturali e sociali e nei più profondi recessi del pensiero umano, sicuramente destinata ad influenzarlo costruttivamente nei prossimi decenni a venire.

Sono numerosi gli spunti di riflessione offerti da Luca Obertello, ne sottolineiamo alcuni per offrirli alla meditazione di ciascuno di noi.

Dice ad un certo punto il filosofo ligure, tracciando un parallelo tra spirito e realtà: “più è alta la presenza dello spirito, più lo è quella della realtà; e che massimamente reale è quel che massimamente è spirituale.” 

Sottolineiamo poi in particolare due parole: meraviglia ed umiltà.

Meraviglia nel senso che è  “qualcosa che trascende le proprie capacità di conoscenza e di intuizione, al punto da rimanere (l’uomo) costantemente stupito di ciò che non avrebbe immaginato e pensato”; “Questa è la meraviglia di cui ancora Aristotele parlava, estesa a tutti i campi della conoscenza e della scienza. Lo stupore nasce dalla percezione del nuovo, dell’impensato e spesso dell’impensabile, nell’incedere faticoso nella foresta intricata della realtà”.

Umiltà nel senso che “La disposizione di fondo che sottende questo iter conoscitivo e scientifico è quella dell’umiltà, ossia del riconoscimento del limite proprio dell’uomo, ben diversamente dalla sufficienza e dalla superbia tipiche di tante espressioni della scienza moderna. Anche in questo la lezione che è offerta dalla Semeiotica Biofisica è preziosa, poiché il corretto atteggiamento nella ricerca di qualsiasi tipo è fondamentale per il suo esito positivo. L’umiltà è l’esatta controparte della meraviglia. Ed anche nei suoi riflessi pratici dispone ad ascoltare la voce della realtà e a seguirne le indicazioni, invece che a imporre alla natura la legge dell’uomo, che così spesso la violenta e la distorce portando alla dissoluzione anche l’umanità che della natura fa parte costitutiva.”

 

 

“L’io e il mondo” di Luca Obertello

L’uomo è centro a se stesso, nel senso che è punto iniziale di comprensione, di decisioni, di volontà, di movimento fisico e spirituale; non nel senso che è capace di autofondazione, ossia di conferire a se stesso la sussistenza, la vita, il divenire. Da lui parte la serie delle operazioni che gli sono proprie; ma questa stessa realtà che lo contraddistingue non è in suo potere darsela; ne è costituito, non la costituisce. Dire che possiede l’intelligenza o qualsiasi altra facoltà è inesatto; più corretto dire che è posseduto dall’intelligenza, che gli viene data come suo elemento costitutivo. Dunque non tanto possiede quanto è posseduto, è formato da facoltà o realtà che vengono da altrove. Un organo ad es. del corpo è dell’uomo in quanto lo fa parte della sua natura, ossia del corredo con cui viene all’essere, ma non è un suo possedimento: Possiedo la vista come qualcosa che uso: ma non ne ho il dominio nel senso che la faccio esistere e la piego al mio volere, e quindi posso cambiarla, modificarla, strutturarla come meglio mi piace e mi conviene. La uso, ma non ne sono padrone. In altre parole: a partire dal proprio essere ogni uomo ha una finestra di possibilità entro cui muoversi, sempre comunque usufruendo del suo essere, che è posto e dato e non è dunque principio di se stesso. Nessun essere in effetti , umano o non umano, è padrone e dominatore di sé nel senso di avere potere sul proprio venire all’esistenza, né sulla sua qualità, il suo tenore, la sua durata, insomma su tutto ciò che esso è. Nessun essere è in grado di esistere prima della sua esistenza, così da attribuirsela, come produttore di se stesso. Il controsenso e il paralogismo sono evidenti. Si dirà che la salute e le malattie non sono dovute a una necessità intrinseca, ma a qualche cosa che viene dall’esterno della persona, e che quindi potrebbe (almeno in un ipotetico futuro) essere eliminato. E tuttavia anche questa affermazione, come altre consimili, ha limiti evidenti. Gli antibiotici sconfiggono i batteri e i virus, ma in confini ristretti che aprono la porta a nuove forme di malattia: il sogno ricorrente di prolungare la vita oltre al limite ed allontanare l’incombere della morte è più una velleità che una speranza, e così via. I limiti posti all’uomo dalla realtà sono dovuti appunto al fatto che egli (come ogni essere) è limitato, e il limite radicale sta nel non essere originatore di se stesso, bensì prodotto e posto. Da che? Si dice spesso: tutto è opera delle mani di Dio. Se non piace questa metafora antropomorfica, diciamo che tutto è opera del Principio assoluto superiore rispetto al tutto (ivi incluso l’uomo). Con questo si intende esprimere la trascendenza di Dio, non certo la sua conoscibilità o dare una sua definizione categoriale, poiché qui siamo al di sopra di ogni pensiero e di ogni categoria, al limite delle nostre capacità dato che ne siamo all’origine, a noi oscura proprio perché, scritta negli abissi del nostro essere, lo costituisce e lo fonda, scaturendo dalla Fonte che è oltre noi stessi. Se Essa è per noi Mistero radicalmente inaccessibile, ed anche l’opera delle Sue mani sarà per noi mistero ma meno totale, essendo in qualche modo e per qualche aspetto permeabile alla nostra intelligenza e alla nostra intuizione. Riflettiamo su di noi stessi, prima ancora che su qualsiasi altra dimensione dell’universo di cui facciamo parte. Noi siamo per molti versi sconosciuti e inaccessibili a noi stessi. Lo dimostra con tutta evidenza il lunghissimo cammino storico richiesto dall’acquisizione ad esempio delle più elementari nozioni anatomiche. Anche oggi, che ci sentiamo all’apice di un progresso scientifico secolare, quante zone di oscurità e di dubbio vi sono nella nostra comprensione della struttura, della funzione e della finalità anche solo di un singolo organo! Mentre lo scientismo moderno ha sostenuto spesso con sufficienza che le strutture interne della realtà sono semplici, elementari, così da poter venire accolte ed espresse in schemi concettuali chiari e distinti, ci si è progressivamente resi conto dell’estrema intricatezza e complessità di ogni essere, vivente e non vivente. Ogni singolo ente è inserito nel tutto, e il tutto lo condiziona; la comprensione di ogni parte richiede almeno l’intuizione del tutto. Da qui la necessità di riformare continuamente la nostra immagine dell’universo e di ogni sua parte, con un processo di continuo rinnovamento, che è insieme scoperta di nuove angolazioni, e trasfigurazione di quelle acquisite. Insomma, le capacità e le categorie umane sono inadeguate ad esprimere la ricchezza inesauribile della realtà, così come l’occhio è incapace di avere una visione unitaria del cielo stellato (ma il paragone è inesatto e limitato sotto vari aspetti). Non è il caso di sottolineare che il modo “elementarista” di vedere la realtà (e la scienza) è conseguente a una mentalità materialistica nelle sue varie sfumature, in particolare evoluzionistica, secondo cui tutto origina da particelle elementari che si uniscono secondo incontri casuali a formare strutture sempre più complesse. Questa pretesa spiegazione di ciò che è articolato e strutturato con l’aggregazione di elementi semplici e appunto elementari (già propria di Democrito e di Lucrezio, nel Rinascimento ripresa dagli atomisti, poi accolta come dogma incontrovertibile dai materialisti) non offre una spiegazione, ma propone un assurdo. In effetti ciò che è complesso non viene spiegato dal semplice, ma il contrario, come già sul finire dell’età classica aveva dimostrato Proclo, poi ripreso dal Medioevo. Tutto nella realtà è sommamente articolato e interconnesso al suo interno e al suo esterno, e ciò dimostra l’azione del Principio sommo che coordina la complessità e la connessione. In caso contrario l’ordine sarebbe sommerso dal caos, e nulla esisterebbe così come lo conosciamo – e lo possiamo conoscere proprio perché è contessuto di ordine a ogni livello (chiamiamolo disposizione, struttura, forma, infine intelligenza infusa e fatta realtà). La vita conoscitiva in generale e la ricerca scientifica sono possibili perché la realtà è accessibile sotto certe condizioni e in certi limiti all’uomo, mai però pienamente, e questo dà ragione del procedere sempre faticoso e difficile della conoscenza. Il caso della Semeiotica Biofisica è significativo. Le constatazioni fattuali assiduamente perseguite dal Dottor Stagnaro in una vita di indagini sulla realtà biologica umana attraverso l’auscultazione dei dati e dei legami che la caratterizzano, hanno portato a evidenziare una mappa di grande complessità in continuo arricchimento e cambiamento. La visione della realtà biologica che ne nasce – fermiamoci a questa – ha da un lato una straordinaria analogia con i dati raccolti dalla millenaria tradizione cinese, e dall’altro con la fisica quantistica pionierizzata da David Bohm, un incontro questo propiziato da Simone Caramel che della fisica quantistica è araldo. L’intuizione della realtà, e in ispecie di quella biologica, che sta al fondamento di questo singolare e direi unico connubio cinese-quantistico è radicalmente diversa, anzi opposta rispetto a quella meccanicistico-materialistica propria del pensiero moderno. Secondo il materialismo tutto è materia bruta, percepita dai sensi ma priva di riferimenti ulteriori ( i quali semmai vengono attribuiti alla materia da categorie intellettuali e mentali proprie dell’uomo). Ne consegue che in se stessa la materia è amorfa e senza voce, pura passività e in fine dei conti estrinseca al mondo umano, ossia al mondo dell’intelligenza e dello spirito. Nel corso della scienza moderna il materialismo (che comporta naturalmente il meccanicismo, ossia l’analogia del mondo e della realtà tutta con una macchina priva di anima, mossa da forze esterne) ha visto sgretolarsi progressivamente le sue certezze. Gli sviluppi della chimica e poi dell’elettricità e del magnetismo ( per citare solo le vie divergenti più significative) han fatto percepire che la materia è percorsa da legami ed intrecci interni ed esterni che ne attivano l’apparente inerzia; e si è fatta strada la consapevolezza che la dualità secca materia-spirito come la si era immaginata è inesatta. In realtà non si tratta di polarità mutuamente esclusive ma complementari. E’ immediato il riferimento ad Aristotele che (seguito dal Medioevo) considerava l’uomo un “sinolo”, ossia totalità solidale di corpo e di anima. Ciò non significa affatto che il corpo o la materia siano la stessa realtà che l’anima o lo spirito, e viceversa: ma che sono uniti sinergicamente nell’uomo, come, per analogia, in ogni essere esistente. Mi sembra sia questa l’intuizione che sta alla base della tesi cinese-quantistica: ogni essere, e tutto l’insieme degli esseri, è vivificato e sostenuto dal soffio dello spirito (spirito vuol dire “quel che spira o soffia”) che dà vita alla materia. Mentre anche secondo la percezione comune esiste solo quel che è solido e palpabile, ossia materiale, e il tasso di realtà si misura sulla base della evidenza ai sensi, bisogna invece rendersi conto che più è alta la presenza dello spirito, più lo è quella della realtà; e che massimamente reale è quel che massimamente è spirituale, ossia, – posto che lo spirito è inaccessibile ai sensi, quel che è invisibile, intangibile e non percepibile, come ancora aveva teorizzato Proclo. Per portare un paragone magari impreciso ma forse suggestivo, la realtà è come un arazzo sostanziato da una trama invisibile ma essenziale, che non appare alla vista. Il linguaggio delle vie interne ed esterne a ogni essere – e in particolare agli esseri animati – è linguaggio spirituale, o se vogliamo dire così, intelligibile. Precisiamolo ancora una volta: la dimensione spirituale non nasce dall’uomo come se l’uomo ne fosse produttore e fattore, ma egli la ritrova nella realtà come presente in essa, nella sua struttura e nella sua sostanza¸ e come qualcosa che trascende le proprie capacità di conoscenza e di intuizione, al punto da rimanere costantemente stupito di ciò che non avrebbe immaginato e pensato. Questa è la meraviglia di cui ancora Aristotele parlava, estesa a tutti i campi della conoscenza e della scienza. Lo stupore nasce dalla percezione del nuovo, dell’impensato e spesso dell’impensabile, nell’incedere faticoso nella foresta intricata della realtà. Diciamo ancora che in questo cammino l’uomo non si trova di fronte all’inconoscibile in quanto tale, poiché in tal caso non sarebbero possibili né conoscenza né scienza: ma di fronte all’insieme dei dati universali che lo trascendono pur avendo una configurazione in qualche misura e sotto qualche aspetto decifrabile. La stupefacente complessità e l’armoniosa bilanciamento della realtà possono a volte dare l’impressione di toccare addirittura il Divino, secondo il mito rinascimentale da Paracelso a Spinoza. Ma questo è un miraggio ingannevole. Se la ricerca divenisse misteriosofica e si illudesse di raggiungere l’assoluto nel divenire, l’eterno nel tempo, terminerebbe il suo corso e la storia si fermerebbe, contraddicendo la prima constatazione che l’uomo non può non fare su se stesso, ossia la finitezza, il limite costitutivo della sua condizione. Lo spirito che l’uomo riconosce all’opera nella natura in simbiosi con la materia non è lo Spirito Santo, ma la sua immagine speculare ed enigmatica, sono le mani di Dio operanti nell’universo che da un lato ne celano la visione diretta, dall’altro ne documentano la presenza creatrice. La disposizione di fondo che sottende questo iter conoscitivo e scientifico è quella dell’umiltà, ossia del riconoscimento del limite proprio dell’uomo, ben diversamente dalla sufficienza e dalla superbia tipiche di tante espressioni della scienza moderna. Anche in questo la lezione che è offerta dalla Semeiotica Biofisica è preziosa, poiché il corretto atteggiamento nella ricerca di qualsiasi tipo è fondamentale per il suo esito positivo. L’umiltà è l’esatta controparte della meraviglia. Ed anche nei suoi riflessi pratici dispone ad ascoltare la voce della realtà e a seguirne le indicazioni, invece che a imporre alla natura la legge dell’uomo, che così spesso la violenta e la distorce portando alla dissoluzione anche l’umanità che della natura fa parte costitutiva.”

 

 

 

 

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...